TAPPA 2
Una volta lasciato l’Agriturismo “Grisciano”, si prosegue per circa 1 km lungo la SS4 Salaria in direzione dell’area SAE di Pescara del Tronto. Poco prima di raggiungere l’area, si lascia la SS4 per imboccare una mulattiera che sale sulla sinistra presso uno spiazzo (inizialmente nascosta dal guardrail, il quale termina poco più avanti).
Risalire la comoda brecciata per circa 300 m fino a ricongiungersi con la SP129, proseguendo a destra per arrivare a Pescara del Tronto (il paese storico, non l’area SAE).
Attraversare Pescara del Tronto da un capo all’altro, facendo rifornimento presso le 6 fontanelle e il lavatoio (acqua potabile) che non hanno smesso di regalare acqua nemmeno in occasione del terribile sisma del 24.08.2016.
Dal cimitero di Pescara del Tronto, situato appena fuori l’abitato, dove la vecchia Salaria (SP129) è sovrastata dal viadotto delle “Tre Valli Umbre”, si imbocca l’ampia mulattiera brecciata che risale superando diverse tartufaie presenti su entrambi i lati, raggiungendo dopo circa 1 km un quadrivio.
A questo punto il tracciato prosegue dritto, ignorando la strada costruita dal Consorzio CIIP per realizzare il nuovo acquedotto antisismico.
Il tracciato continua mano a mano a salire e dopo circa 1 km si supera con la dovuta attenzione una paleofrana che apre una spettacolare panoramica sui Monti della Laga e le frazioni di quel versante del Comune di Arquata: Faete e Spelonga.
Dopo circa 2,7 km dalla partenza, il percorso svalica dal versante di Pescara verso quello di Arquata capoluogo, ricongiungendosi al sentiero 104 che scende verso la vena dei Corvi (945 m), attraversando castagneti secolari, fino a raggiungere un bivio. Proseguendo verso destra, si va in direzione del ripetitore e, quindi, di Arquata capoluogo (zona rossa – accesso vietato). L’escursionista, invece, dovrà imboccare a sinistra proseguendo così in direzione Pretare.
Circa 600 m. dopo il bivio la strada comincia a salire leggermente fino ad arrivare, dopo un paio di tornanti, ad un’area pic-nic, ideale per una sosta, nei pressi della fonte denominata “la Botte” (situata a circa 30 metri di distanza dall’evidente cartello) a 1000 m. esatti di altitudine. Questa sorgente anticamente riforniva di acqua Arquata capoluogo, prima della costruzione dell’acquedotto del Pescara.
L’itinerario sale fino ai ruderi dell’antica “Casa del Conte Gallo” per poi giungere ad un bivio: scendendo verso destra si va in direzione Camartina, prendendo il Sentiero 103.
Occorre invece proseguire dritto, continuando in direzione Pretare.
La strada continua a salire con leggera pendenza, permettendo ampi scorci sui Monti della Laga, mentre si avvicina sempre di più alle scenografiche pendici del Monte Vettore (2478 m).
Circa 7 km dall’inizio del percorso, ad un’altezza di m 1220, una curva a gomito mostra sulla sinistra il bivio in direzione di Fonte Cappella (acqua potabile), altra possibile sosta.
Proseguendo lungo il tracciato, invece, si giunge infine in località “Picchio 7” (presso Colle del Quarto, 1280 m), spettacolare balcone naturale sulla Vallata del Tronto e sulle catene circostanti, in passato utilizzato come punto di avvistamento antincendi (da cui il nome).
A questo punto il sentiero sbocca sulla strada SP89 prima di rientrare, 500 m più avanti sulla sinistra, di nuovo nel bosco, attraversando la Pineta di Pretare e poi riscendendo lungo il sentiero delle Veticare.
Prima di giungere a Pretare si passa a fianco della celebre Fornace, oggi piacevole area di sosta, dove è presente anche la Fonte del Cappatore.
Dall’area SAE di Pretare, nei pressi del Ristorante “Rifugio degli Alpini”, si nota sulla destra una stradina che lascia la SP89 costeggiando il parco comunale (dove è anche presente una fontanella d’acqua potabile). Imboccatela, continuando a scendere per un centinaio di metri lasciando sulla vostra destra alcune casette di rimessaggio e un depuratore, prima che il sentiero inizi ad entrare nel bosco alternandosi a prati.
Continuare facendo attenzione alla segnaletica orizzontale lungo il tracciato che prosegue verso sud, superando le rovine di un antico mulino (evitare di avvicinarsi in quanto la struttura è pericolante), fra tratti di bosco e aperture sulla vallata, quasi in parallelo al Fosso della Pianella.
Circa a metà del percorso vi imbatterete in Fonte Sant’Egidio, una pòlla di acqua potabile che sgorga ai piedi di un’enorme roccia a formare una grotta.
Ai piedi della stessa è stata collocata una statua dell’omonimo santo, patrono di Piedilama.
Gli abitanti di questa frazione ritenevano la fonte miracolosa ed erano pertanto soliti utilizzarne le acque per gli impacchi o per dissetare i malati.
Superata la fonte, si continua a scendere in direzione sud passando prima su una passerella che costeggia un fosso (abbastanza ricco di acque a primavera, quando occorre prestare maggiore attenzione), e poi si supera un ponticello di legno per rientrare così su Piedilama, seguendo le indicazioni della segnaletica.
Quella di Piedilama è l’unica zona rossa presente lungo il GADA. Nell’attraversare questi 300 m evitare assolutamente di uscire dal percorso descritto sul sito, evitare di scattare foto, seguire la segnaletica presente (bandierine biancorosse) e la traccia GPS che permettono di attraversare l’area in sicurezza senza avvicinarsi agli edifici.
Una volta superata la zona rossa di Piedilama si raggiunge nuovamente la SP89 che nell’ultimo tratto porta alla zona SAE.
Per proseguire verso Borgo, non occorre scendere fino all’area SAE bensì, una volta raggiunta la SP89, si attraversa la strada e, sul lato opposto, occorrerà entrare in uno dei vicoli del paese, segnalato dalla presenza di una bandierina bianco-rossa su un palo e di un cartello in legno poco distante.
Si incrociano 2 bivi: mantenere la destra sia al primo che al secondo. A questo punto la mulattiera inizia a salire per paio di km in direzione del Colle Forcella che, una volta raggiunto, regala numerosi spunti panoramici sulle catene circostanti, con lo sguardo che spazia dal Vettore (2478 m) a nord, il re dei Sibillini, fino al Pizzo di Sevo a sud (2419 m), in direzione dei Monti della Laga.
Dopo un breve tratto pianeggiante, il tracciato inizia a scendere e, dopo un tratto privo di bosco, si rientra nello stesso finché non si giunge ad un bivio: per proseguire verso Borgo occorre voltare a sinistra, continuando a scendere la costa della Pisciallonga.
Da qui la strada non è più la comoda mulattiera da trattore ma un vero e proprio tracciato nel bosco, che passa sulla sommità della Macchia di San Pietro scendendo prima lentamente, e poi in maniera più ripida fino a ricongiungersi con una strada brecciata.
Da qui scendendo a sinistra si andrà verso Borgo di Arquata (passando a fianco del fontanile Palombini, acqua non potabile), mentre per raggiungere Trisungo occorre prendere a destra, dove la mulattiera continua a salire leggermente per altri 150 metri circa fino a raggiungere il punto panoramico più alto, nei pressi di un vecchio trattore non funzionante, parcheggiato ai piedi di un grosso albero.
Da qui, con in fronte Picco di Macina, la montagna che sovrasta Trisungo, comincia la discesa proseguendo lungo l’evidente mulattiera che raggiunge un campo di fieno. Mantenersi lungo il bordo destro del campo, seguendo la vecchia staccionata (in buona parte ricoperta dai rovi) per circa 150 metri, fino a trovare una varco aperto della staccionata (venuta giù) che vi permette di scendere ulteriormente verso il basso, lasciando il campo.
Circa 50 metri dopo il tracciato abbandona la radura ed entra nel bosco, scendendo a zig zag tra gli alberi.
Seguire l’evidente percorso che prosegue all’ombra dei cerri raggiungendo degli orti nei pressi del Fosso della Madonna delle Grazie.
Continuare a scendere fino a trovare sulla destra l’edicola sacra dedicata alla Madonna delle Grazie (patrona di Trisungo) e San Francesco (patrono di Borgo di Arquata), benedetta in data 26.07.2020 e arrivare, 50 metri più sotto, nella frazione di Trisungo, fino a raggiungere il suo antico ponte (ai piedi del quale, sul lato più vicino al parco giochi, è presente una fonte d’acqua potabile💧).




